fbpx

Roger Ballen – Asylum of the birds, 2014

 

Le sue opere strane ed estreme affrontano lo spettatore e lo sfidano ad andare con lui in un viaggio nelle loro menti mentre esplora i recessi più profondi della propria.
Roger Ballen è nato a New York nel 1950, ma per oltre 30 anni ha vissuto e lavorato in Sud Africa. Il suo lavoro come geologo lo ha portato fuori nelle campagne e lo ha portato a prendere la sua macchina fotografica ed esplorare il mondo nascosto delle piccole città del Sud Africa. In un primo momento ha esplorato le strade vuote nel bagliore del sole di mezzogiorno, ma, una volta che aveva fatto il passo di bussare alle porte delle persone, ha scoperto un mondo all’interno di queste case che ha avuto un profondo effetto sul suo lavoro. Questi interni con le loro collezioni distintive di oggetti e gli occupanti all’interno di questi mondi chiusi, ha reso la sua visione unica su un percorso di critica sociale e alla creazione di metafore per la mente. Dopo il 1994 non ha più guardato alla campagna per i suoi soggetti, ma li ha trovati più vicino a casa a Johannesburg.

Nel corso degli ultimi trent’anni, il suo stile distintivo della fotografia si è evoluta utilizzando un semplice e netto formato quadrato, in un bel bianco e nero. Nelle precedenti opere in mostra il suo legame con la tradizione della fotografia documentaria è chiaro, ma fino al 1990 ha sviluppato uno stile che egli descrive come ‘romanzo documentario’. Dopo il 2000 le persone che vivono ai margini della società sudafricana, che per primo scoprì e documentò, è diventato sempre più un cast di attori che collaborano con Ballen nelle serie Outland e Shadow Chamber per creare potenti psicodrammi.
La linea tra fantasia e realtà nelle sue serie più recenti, Boarding House e Asylum of the Birds è diventata sempre più offuscata e in queste serie ha impiegato disegni, pittura, collage e tecniche scultoree per creare set elaborati.

Le persone sono ora spesso del tutto assenti; sostituite da fotografie di persone usate come oggetti di scena, da parti di bambola o di manichino o come mani disincarnate, piedi e bocche che spuntano attraverso i muri e pezzi di stracci. Gli scenari spesso improvvisati sono completati dal comportamento imprevedibile degli animali il cui comportamento ambiguo è fondamentale per il senso globale delle fotografie. Ballen ha inventato una nuova estetica ibrida in queste opere, ma non ancora radicata saldamente nella fotografia in bianco e nero.
Nel realizzare questa mostra, Roger Ballen si è lasciato conquistare dalle possibilità di integrazione di fotografia e disegno. Egli ha ampliato il suo repertorio ed esteso il suo linguaggio visivo. Integrando il disegno nelle sue opere fotografiche e video, l’artista non solo ha dato un contributo duraturo al campo dell’arte, ma altrettanto ha fatto un potente commento sulla condizione umana e il suo potenziale creativo.

 

Fonte: Musa Fotografia