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Lucio Fontana – Ambiente spaziale con neon, 1967

 

Nato da padre italiano e madre argentina, dopo la formazione classica presso la bottega dello scultore Adolfo Wildt, Lucio Fontana inverte la rotta, per dirigersi verso il contemporaneo. La redazione del Manifesto Bianco, quale testo teorico dello Spazialismo, preannuncia il superamento dei confini pittorici, in termini fisici, concettuali ed emozionali.

Gli iconici e controversi tagli, lungi dall’essere dei meri sfregi sulla tela, oltrepassano la bidimensionalità e invitano ad esplorare sentieri estetici e percettivi fino a quel momento inimmaginabili. Ma la grande rivoluzione si materializza con gli Ambienti Spaziali: stanze e corridoi illuminati da lampade Wood, luci al neon e decorazioni fosforescenti. Questi labirinti disorientanti certificano il superamento delle coordinate spazio-temporali e segnano l’ingresso nella nuova era della storia dell’arte.

Pur costituendo l’esito più radicale della ricerca di Lucio Fontana, il carattere effimero degli Ambienti Spaziali (sono infatti costruiti per essere distrutti al termine dell’esposizione), porta queste installazioni temporanee ad essere oscurate dalla tangibilità dei Concetti Spaziali e dalla matericità delle Fine di Dio. Per la prima volta dalla scomparsa dell’artista, i suoi dieci Environments più rappresentativi tornano a vivere in una mostra che unisce ricerca filologica e approccio esperienziale, riletture storiche e contestualizzazioni contemporanee.

 

Fonte: Artslife